A otto anni di distanza dall’ultimo caso, una donna è in fin di vita per il virus della “mucca pazza”. Ha 42 anni, è ricoverata nell’ospedale di Livorno, dove era arrivata pochi giorni fa con una diagnosi chiara: encefalite spongiforme, morbo di Creutzfeldt-Jackob. Mucca pazza, appunto. La malattia letale che colpisce mangiando carne bovina infetta.
Dal 2003, secondo il registro dell'Istituto superiore di Sanità, si tratta del secondo malato affetto dalla variante della sindrome di Creutzfeldt- Jakob, quella che si contrae mangiando carne bovina. Comunque, non c'è nessun allarme: la malattia non viene trasmessa da umano a umano e non è quindi contagiosa.
CHE COS’E’ LA MALATTIA - La variante umana della malattia definita “della mucca pazza” è comparsa 14 anni fa in Gran Bretagna, dove è stata subito associata al consumo di carne di animali colpiti dall’Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bse). La forma umana è considerata una variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (Cjd) ed il suo nome è stato ufficializzato come “nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob” nel 1997.
A scatenare la malattia nell’uomo è l’alterazione di una proteina naturalmente presente nell’organismo, chiamata prione. Dopo il notevole aumento dei casi della malattia sia nei bovini che nell’uomo, concentrato soprattutto fra il 1996 e i primi anni 2000, da qualche anno si registra un notevole rallentamento nella diffusione della malattia sia negli allevamenti e altrettanto rari sono i casi della forma umana. Proprio nei giorni scorsi il commissario europeo alla Salute, John Dalli, ha dichiarato che l’Europa è uscita vincente dalla lotta contro la malattia, che nel 2009 ha fatto registrare 59 negli allevamenti degli Stati membri. L’ultimo caso di Bse in Italia risale al 2008, in Piemonte e l’unico decesso nell’uomo risale al 2002.
NESSUN PERICOLO VERO - Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali giudicano, in una nota diffusa alla stampa, le attuali misure normative e di gestione vigenti in Italia idonee a garantire la sicurezza degli allevamenti italiani e non ritengono quindi opportuno dover assumere nuove misure precauzionali”.
Nessun pericolo, insomma. Neanche per la Coldiretti, secondo “il consumo della carne italiana è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse. La Bse è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza come il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal primo gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame e consente di fare acquisti Made in Italy.
Redazione Staibene.it – luglio 2010
Dal 2003, secondo il registro dell'Istituto superiore di Sanità, si tratta del secondo malato affetto dalla variante della sindrome di Creutzfeldt- Jakob, quella che si contrae mangiando carne bovina. Comunque, non c'è nessun allarme: la malattia non viene trasmessa da umano a umano e non è quindi contagiosa.
CHE COS’E’ LA MALATTIA - La variante umana della malattia definita “della mucca pazza” è comparsa 14 anni fa in Gran Bretagna, dove è stata subito associata al consumo di carne di animali colpiti dall’Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bse). La forma umana è considerata una variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (Cjd) ed il suo nome è stato ufficializzato come “nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob” nel 1997.
A scatenare la malattia nell’uomo è l’alterazione di una proteina naturalmente presente nell’organismo, chiamata prione. Dopo il notevole aumento dei casi della malattia sia nei bovini che nell’uomo, concentrato soprattutto fra il 1996 e i primi anni 2000, da qualche anno si registra un notevole rallentamento nella diffusione della malattia sia negli allevamenti e altrettanto rari sono i casi della forma umana. Proprio nei giorni scorsi il commissario europeo alla Salute, John Dalli, ha dichiarato che l’Europa è uscita vincente dalla lotta contro la malattia, che nel 2009 ha fatto registrare 59 negli allevamenti degli Stati membri. L’ultimo caso di Bse in Italia risale al 2008, in Piemonte e l’unico decesso nell’uomo risale al 2002.
NESSUN PERICOLO VERO - Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali giudicano, in una nota diffusa alla stampa, le attuali misure normative e di gestione vigenti in Italia idonee a garantire la sicurezza degli allevamenti italiani e non ritengono quindi opportuno dover assumere nuove misure precauzionali”.
Nessun pericolo, insomma. Neanche per la Coldiretti, secondo “il consumo della carne italiana è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse. La Bse è praticamente scomparsa da anni dagli allevamenti italiani per l'efficacia delle misure adottate per far fronte all'emergenza come il monitoraggio di tutti gli animali macellati sopra i 30 mesi, il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame e l'eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Ma anche e soprattutto l'introduzione a partire dal primo gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame e consente di fare acquisti Made in Italy.
Redazione Staibene.it – luglio 2010
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